Parrocchia Santa Maria Mediatrice - Roma

Monastero Carmelitano (1927-1949)

 

Come siano giunte in questo luogo le Monache Carmelitane, prima presenza religiosa nel complesso, non ci è dato da sapere. Dagli annuari e dalle cronache dell’epoca possiamo riportare diverse testimonianze, per risalire almeno teoricamente ad una risposta. Che cosa è un Carmelo, però? È un monastero di religiose di clausura – quelle che vivono dietro le grate – che seguono la regola di vita composta nel Medioevo e portata avanti dagli eremiti del Monte Carmelo in Terra Santa o, nel nostro caso, quella riformata da Santa Teresa d’Avila nel XVI secolo che diede vita all’Ordine dei Carmelitani scalzi (e i più anziani si ricordano le monache che indossavano degli zoccoli).

Cominciamo dalla rivista La semaine religieuse du Diocèse de Quimper et de Léon, località che si trovano nel nord ovest della Francia, in quella che è la Cornovaglia francese. Nel numero di Venerdì 2 marzo 1928, questo bollettino così scriveva:

 

Carmelo di Riparazione Nazionale Francese a Roma. Circa dodici anni fa, una giovane donna di Roma ha ricevuto da Dio la vocazione Carmelitana, una vocazione molto determinata ad entrare in un Carmelo francese. Dopo mille difficoltà incontrate nella sua famiglia, che cercò anche l’influenza di Papa Benedetto XV per andare contro questo progetto, lo stesso Pontefice, comprese i motivi soprannaturali di quest’anima e l’autorizzò ad entrare in un Carmelo di Francia. Poco a poco ella comprese le ragioni di questa vocazione un po’ speciale; in diverse occasioni Nostro Signore gli mostrò il suo desiderio che a Roma fosse eretto un Carmelo francese la cui unica vocazione sarebbe stata quella di pregare e di immolarsi perché la Francia diventasse di nuovo la figlia primogenita della Chiesa. Le intenzioni furono vagliate dalle autorità ecclesiastiche, dal Santo Padre Pio XI, che diede tutta la sua approvazione, e anche dal Cardinal Vicario. Diverse circostanze provvidenziali sembrarono rivelare visibilmente la Volontà Divina. - Due Carmelitane sono partite per Roma nel mese di luglio 1927 - quattro altre di loro le hanno raggiunte il 15 ottobre e il 30 ottobre 1927, nella festa di Cristo Re, il Carmelo è stato eretto canonicamente da Monsignor Jorio, delegato da sua Eminenza il Cardinal Vicario, sotto il doppio titolo del Cuore Immacolato di Maria e di Santa Teresa del Bambin Gesù.

L’immobile è ancora solo provvisoriamente affittato per mancanza di fondi sufficienti, ma un acquisto s’impone in tempi rapidi. Ci vorrebbe che la Francia intera sottoscrivesse quest’opera perché il Carmelo è destinato ad ottenere la sua redenzione.

Ci lasceremo vincere in generosità da queste sante Carmelitane e non avremmo un cuore tale per aiutare questa fondazione che dovrebbe permettere loro di pregare e di far penitenza per la salvezza della Francia?

Le offerte si possono inviare: alla Priora del Carmelo, Via Labisco (sic!) 43, Torpignattara, Roma; signorina Boyer de Bouillane, 41, rue de Four, Paris 6; Contessa di Franqueville, 74, rue de l’Université, Paris 7.

 

    Questa è una delle prime notizie ufficiali sul Monastero delle Carmelitane, di cui ora conosciamo il giorno in cui ufficialmente ha cominciato ad esistere come tale: il 30 ottobre 1927. Dall’“atto di compravendita” firmato il giorno 23 maggio 1928, dinanzi al notaio Balzi Agostino nel suo studio romano situato a Piazza dei Caprettari 58, veniamo a conoscenza che alla fine le religiose comprarono l’immobile, che però aveva un nuovo ingresso sulla Via Privata Parca 4A, giacché, dividendosi in due la proprietà dei Martelli, non si poteva più accedere a via Labico. Da questo atto notiamo che la signora Agnese Fellini, che invece ancora abitava in un immobile al civico di Via Labico 43, vendeva parte della sua proprietà alla signorina Cecile-Aline Josephe Tancré fu Giovanni Battista nata in Francia a Steenwerk, ma ora residente in Via Privata Parca 4A. Può sembrare strano che l’acquirente sia una persona fisica, tuttavia le leggi di allora non permettevano in modo rapido la costituzione in persona giuridica del Monastero, per cui la compravendita avveniva tra privati. Il costo dell’operazione fu di 275.000 lire di allora così pagato: 25.000 lire alla firma dell’atto; 100.000 come accollo di un mutuo che la signora Fellini aveva contratto a favore di Sua Eccellenza il Principe don Giulio Rospigliosi; le restanti 150.000 lire sarebbero state pagate non più tardi del 1° aprile 1929. Sappiamo che la signora Fellini estinse il debito con il Principe alla vendita dell’altro appezzamento in favore delle suore di San Paolo di Chartres nel 1930.

Con queste notizie, dunque, siamo ora certi dei primi inizi del Monastero Carmelitano e possiamo anche rettificare una notizia riportate nelle cronache monfortane, e che risulta alquanto imprecisa. Così scrive il religioso il 24 giugno 1963 che riportava le memorie di un certo fra Gerardo Maiella:

 

L’attuale residenza dei Padri che hanno in consegna la Parrocchia di S. Maria Mediatrice, tanti anni fa era una villa di proprietà del governo Francese. Vi abbitava l’ambasciatore di Francia. In seguito per ordine del governo francese fu donata alle Carmelitane scalze, affinché, con la loro vita di Preghiera e segregazione dal mondo, riparassero le offese fatte a Dio e alla Santa Sede dalla “Action Française”: eresia conosciuta col nome di Modernimo Francese. Ma lo sviluppo edilizio, che cominciava a popolare le campagne romane, nel 1949 non consentiva più alle religiose quella pace di spirito e quel sufficiente isolamento consentito dalla regola claustrale. Perciò decisero di ritornare in Francia.

 

Da dove venga fuori la notizia della proprietà da parte del governo francese, risulta difficile comprenderlo. Possiamo supporre che, per l’acquisto dell’immobile, come vedremo, si sia messa in moto una grande macchina, a livello nazionale, per cui o il governo francese o l’ambasciata francese presso la Santa Sede, abbiano contribuito in qualche modo all’acquisto del complesso edilizio. D’altra parte non mancano testimonianze che ci dicono che persino il filosofo Jacques Maritain, che sostenne la Chiesa nella sua lotta alla “Action Française”, ebbe contatti frequenti con il Carmelo di Torpignattara, durante il periodo del suo soggiorno a Roma, quando fu appunto ambasciatore presso la Santa Sede dal 1945 al 1948. A tal proposito, notiamo che il Cardinal Jacques Martin, nel 1946, quando era ancora un semplice officiale presso la Segreteria di Stato della Santa Sede, scriveva nel suo diario: «Le 29 [novembre], au Carmel de Torpignattara porter des victuailles (avec l'auto de Jacques Maritain).- il 29 novembre al Carmelo di Torpignattara a portare delle vettovaglie (con l’auto di Jacques Maritain)». Dunque i legami tra il Carmelo e l’ambasciata, almeno quella presso la Santa Sede, sono ben documentati.

Le preghiere delle monache dovevano in particolare “riparare” alle ferite inflitte alla Chiesa dalla “Action Française” che fu un movimento politico francese conservatore, sorto tra la fine del sec. XIX e il XX e ispirato al legittimismo monarchico e al nazionalismo. Con colori politici potremmo dire che esso apparteneva all’estrema destra ed aveva pretesi richiami all'ortodossia cattolica. Sostenuta dall'omonimo quotidiano, fondato nel 1908, ebbe subito un indirizzo antiparlamentare e autoritaristico, datole dai maggiori esponenti L. Daudet, C. Maurras, M. Pujo e J. Bainville, così da preannunciare con la teoria del nazionalismo “integrale” il fenomeno nazifascista. La sua influenza, accresciuta dalla propaganda dei “camelots du roi” (gli «strilloni del re» ossia degli studenti monarchici che vendevano nelle vie le copie del giornale Action française.), si diffuse fra la nobiltà e il clero, attraendo con la sua carica vitalistica anche la gioventù studentesca. Tuttavia il crescente atteggiamento ostile della Chiesa, turbata dall'impronta positivistica e pagana dell'ideologia, che subordinava l'individuo alla società, portò nel 1926 alla condanna del movimento, che ne uscì indebolito. Ripresosi dopo il 1933, grazie al rafforzamento delle correnti conservatrici seguito allo scandalo Staviski, l'Action Française fu sciolta nel 1935 dal governo Sarraut per un fallito attentato, pur continuando a pubblicare il giornale. La revoca della condanna ecclesiastica nel 1939 e il collaborazionismo col governo Pétain le ridettero vigore, finché con la Liberazione fu interdetta definitivamente.

Le Carmelitane, che per vocazione dovevano pregare per intercedere per una nazione così travagliata, si stabilirono a Roma nel 1927 e per più di vent’anni furono presenza silenziosa e orante nel quartiere dei Villini. Accedendo da Via Cori ci si imbatteva subito nella portineria, una piccola casetta, giacché tutt’intorno era recintato. Abbiamo alcune testimonianze di qualche anno più tardi che ci parlano un po’ del Monastero, che le suore ormai avevano ingrandito costruendo un’ala che corrispondeva al Coro e alle celle (attuale soggiorno della canonica). Dal giornale La Croix del 3 maggio 1938 ci viene dato il seguente resoconto:

 

Dio ama la Francia. Il Carmelo di Riparazione francese, eretto a Roma  nel 1927. In un remoto quartiere della periferia romana (a Torpignattara, in Via Cori 4), si trova un Carmelo votato al Cuore Immacolato e Misericordioso di Maria e approvato dal Santo Padre il 20 ottobre 1927. È in questo monastero che è stata stabilita l’Opera di Riparazione nazionale Francese. Siccome questo Carmelo è poverissimo, il Seminario francese e [la chiesa] di San Luigi dei Francesi a Roma hanno istituito un regolare avvicendamento di preti francesi volontari che assicurano gratuitamente la messa quotidiana. Per rimanere fedele allo spirito del silenzio e della vita nascosta del Carmelo, il monastero è rimasto fino ad ora in ombra, ma a causa del suo ruolo abbastanza provvidenziale, non è il momento scelto da Dio per farlo conoscere a tutta la Francia? Si tratta di un Carmelo di Riparazione francese. È sembrato utile creare un monastero qui che, osservando in tutto la vita propria del Carmelo e in unione con quello di Montmartre e di Notre Dame des Victoires, si voti specialmente alla riparazione e alla preghiera per la Francia, affinché questa riprenda nel mondo la sua missione di figlia primogenita della Chiesa. Questo Carmelo venne a stabilirsi a Roma, al fine di poter essere vicino al Vicario di Gesù Cristo, al centro della Chiesa e della preghiera cattolica. Il progetto fu approvato dal Santo Padre Pio XI - il 28 ottobre 1927, - e mons. Hertzog, procuratore generale di San Sulpicio, ha celebrato la prima messa il 30 ottobre, nel festa di Cristo Re, in un quadro di povertà assoluta come a Betlemme.

La fondazione di questo Carmelo è avvenuto ad opera di due umili religiose: una romana, che la chiamata di Dio aveva condotto fino alla terra natale di Santa Giovanna d’Arco, al Carmelo di Domremy, diocesi di Saint-Dieu; l’altra francese, la cui vocazione ebbe il suo inizio in un Carmelo dell’Artois, a Fouquières, nella diocesi di Arras. Circostanze provvidenziali hanno avvicinato queste due anime, incoraggiamenti preziosi hanno fortificato il loro comune scopo. La carità inesauribile dei cattolici ha fatto il resto. È così è nato a Roma, nel 1927, il Carmelo di Riparazione francese.

Ma ecco che ora Nostro Signore prepara per il monastero di Torpignattara nuovi e più grandi oneri. Per una carmelitana, la voce dei superiori è la voce stessa di Dio. Ora accade che le più alte autorità dell’Ordine del Carmelo e della Santa Chiesa hanno chiesto alle due fondatrici di estendere l’opera, di ingrandire il monastero (piccola casa provvisoria) e di lavorare per una sua installazione stabile e definitiva. C’è, soprattutto, la voce dei Padri generali dell’Ordine. C’è poi la voce di un prelato romano che sta nei posti che contano per le sue funzioni alla Congregazione che ha dato la sua autorizzazione. C’è infine la grande voce dell’Eminentissimo Cardinale Pacelli, l’illustre inviato del Papa al recente congresso di Lisieux, che ha un affetto molto grande per la Francia e che è tanto amato. Lo scorso 8 dicembre, la Madre Priora sollecitò umilmente la benedizione di sua Eminenza per due intenzioni speciali: quella per la nascita di vocazioni riparatrici per la Francia e quella per l’ingrandimento del monastero con la costruzione di una modesta cappella. Questi desideri sono stati considerati dalle Carmelitane come degli ordini. Così, pieni di confidenza nella Provvidenza, e sicure del loro appello, esse non hanno esitato malgrado la loro povertà, a chiamare un architetto: i progetti sono quelli di costruire una cappella e una ventina di celle, e anche i lavori sono già iniziati. La stima dei lavori è calcolata intorno alle 600.000 lire che, al cambio attuale, corrisponde a poco più di un milione; tuttavia, questa costruzione va affrontata nello stile di semplicità caro al Carmelo. La somma è enorme, senza dubbio, ma che cosa è un milione per i cattolici e i patrioti francesi?

Chi si fa carico dell’intera direzione dell’impresa è mons. Marmottin, vescovo di Domremy e di Saint-Dieu (culla originaria dell’Opera di Riparazione nazionale). Si prega di inviare le offerte al monsignor Cousot, vicario generale, al vescovo di Saint-Dieu (Vosges) sul Conto Corrente 110.35 Nancy, che sarà lieto di inviare, su richiesta, informazioni e moduli si sottoscrizione. Tutti quelli che doneranno dai 100 franchi in su, riceveranno, per posta, uno speciale ringraziamento e se una persona generosa o un gruppo di persone verseranno una somma di 10.000 franchi, quella persona o quel gruppo diventeranno fondatori (intestatari) di una celletta alla quale potranno dare il nome che vorranno. A tutti i benefattori saranno assicurate preghiere quotidiane da parte delle religiose, e per loro, in perpetuo, una messa sarà celebrata il primo venerdì di ogni mese nella Cappella del Carmelo.

Il Carmelo di Riparazione francese di Roma, consacrato in modo speciale al Cuore Immacolato di Maria, riceva gli aiuti necessari per crescere che le più alte autorità religiose desiderano e che le necessità angoscianti dell’ora presente richiedono. I cuori francesi gliene daranno i mezzi.                 

 

Dunque, nel 1938 partono i lavori di ingrandimento del primo villino e ci si impegna a costruire una porzione di convento che, al pianterreno, ospiti il Coro delle religiose e al primo piano alcune piccole stanze, il dormitorio, che saranno almeno sei e, pertanto, di nuova costruzione. In nota preferiamo mettere anche la lettera che mons Marmottin[1] scrive per perorare la causa, mentre di seguito proponiamo proprio lo stato dell’arte dell’immobile al 1940 dopo i lavori di ingrandimento.

Nel frattempo cambiò anche la giurisdizione pastorale di parte del territorio dei Villini che non si trovò più sotto la Parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro. Ricordiamo che il 29 ottobre 1937 nacque la “vice cura” di quella che poi sarà la Parrocchia di Maria Madre della Misericordia. Essa fu dichiarata dipendente dalla parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros e fu eretta parrocchia del Cardinale Vicario Clemente Micara il 15 luglio 1952 con il decreto "Boni pastoris". Inizialmente fu affidata ai sacerdoti della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza di Verona (Don Calabria) che già avevano amministrato la vicecura, e, infine, trasferita al clero diocesano di Roma. Dalla nota storica del Vicariato, veniamo a sapere che il territorio fu preso da quello dei Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros ed è stato determinato entro i seguenti confini: "Via Prenestina da Via di Tor de’ Schavi fino alla Marrana di Gottifredi - detta Marrana da Via Prenestina alla Ferrovia Roma-Tivoli - detta Ferrovia dalla Marrana di Gottifredi fino a Via Portonaccio - detta Via dalla Ferrovia Roma-Tivoli alla Via Prenestina - attraversata Via Prenestina si segue Via dell’Acqua Bullicante fino a Via Teano - detta Via fino alla fratta di confine della proprietà Proietti - si segue detta fratta fino allo sbocco di Via Terracina indi si svolta a sinistra costeggiando i confini della proprietà Coop. P.A.R.C.A., Spallanzani e Piacentini - seguendo la proprietà Piacentini si volta a destra costeggiando le proprietà Piacentini, Martelli, Sudrie’ fino a Via Labico - detta Via dalla proprietà Sudrie’ al limite della Tenuta Somaini (Villa Gordiani) - si segue sempre il confine della Tenuta Somaini (esclusa) fino al suo sbocco su Via di Tor de’ Schiavi - detta Via dalla Tenuta Somaini (esclusa) a Via Prenestina”.

Ma ritorniamo al nostro Monastero Carmelitano. A fianco sono riportate le opere di costruzione fatte dalle Carmelitane. Accanto, in rosso, è evidenziata l’aggiunta dei lavori fatta dalle carmelitane al piano terra.

Di seguito, ancora, è posta la foto della planimetria del primo piano. Dunque le Monache hanno provveduto a quello che di fatto è stato un primo ampliamento della struttura, anche se poi si sono fermate, andando infine via qualche anno dopo. Di quale risonanza avesse questo monastero in terra di Francia, possiamo averne un’eco leggendo un altro articolo, questa volta scritto per il quotidiano Journal du Loiret di giovedì 23 giugno 1938. Così scrive Jean Rime

 

“Cristo ama i francesi”. Il Carmelo della Riparazione Francese a Roma. In principio vi erano due [suore], l’una Francese, che Dio aveva chiamato al Carmelo di Fouquieres, nella diocesi d’Arras, l’altra romana, che però il divin Maestro aveva condotto al Carmelo di Domrémy, vicino ai luoghi dove Giovanna d’Arco aveva ricevuto la missione di salvare la Francia. La Provvidenza aveva dei disegni particolari su queste due anime e, dopo averle fatte incontrare, le portò a stabilire a Roma, vicino al Vicario di Cristo, al Centro della Chiesa, per pregare e immolarsi per la Francia.

È così che è nato nel 1927 il Carmelo di Riparazione Francese di Torpignattara, in un sobborgo romano, a Via Cori 4. Votato al Cuore Immacolato di Maria, e approvato dal Santo Padre, unito ai Carmeli di Montmartre e Notre Dame des Victoires, esso intercede ardentemente per l’amata Francia, figlia primogenita della Chiesa, infedele, materialista, atea, ma sempre così cara al Cuore di nostro Signore per il suo passato e per i santi che la divina Misericordia non cessa di donargli. Una piccola casa aveva accolto le due Suore. Prive di tutto come il Maestro a Betlemme, entrarono nella loro clausura. Dieci altre religiose sono giunte e si sono unite alle due fondatrici. E l’umile comunità vive tutt’ora troppo allo stretto nella povera dimora di via Cori. Eppure, ecco che le più alte autorità della Chiesa e dell’Ordine hanno ordinato al Carmelo di Torpignattara di ingrandire il Monastero e di estendere l’opera di Riparazione Nazionale Francese. I Padri Generali dell’Ordine hanno parlato, lo stesso Cardinal Pacelli ha dato il suo incoraggiamento e la sua benedizione.

Bisogna costruire una cappella e una ventina di celle. Niente di sontuoso. Tutto molto semplice e austero, secondo lo Spirito del Carmelo. È necessario, pertanto, trovare 600.000 lire (più di un milione di franchi) che sono attesi dalla generosa carità dei cattolici francesi.

Povero piccolo Carmelo, sperduto in una borgata della città dove Madonna Povertà regna visibilmente! Ci vogliono circa venti minuti, dopo Porta Maggiore, in tram e a piedi, prima di imbattersi in Via Cori con il cartello che indica il Carmelo di Riparazione Francese. Solo questo lo indicherebbe, tra le piccole abitazioni circondate da giardini, se dalla strada non si vedrebbe, oltre un muretto, una statua di Santa Teresa del bambin Gesù. Oltre la recinzione, la “beniamina del mondo” vi invita a oltrepassare la soglia stretta del Carmelo.

Lì è tutto minuscolo: il luogo, dove si può suonare il campanello e chiamare la suora addetta alla portineria, non permette di far entrare più di sei o sette persone alla volta, la cappella, la sacrestia, il parlatorio dove non si può prendere posto più di tre visitatori insieme. Le uniche grandezze erano il Maestro, che il giorno della mia visita era adorato sull’altare, e la fede, la pietà, il coraggio, l’abnegazione, lo spirito si sacrificio, la carità delle Suore.

Tutta la comunità, negli stessi orari di Montmatre, prega il Santissimo Sacramento per la Francia minacciata da tantissimi pericoli. Mi fu permesso, un momento, dal fondo della cappelle, ai piedi di nostro Signore, di unirmi alle ardenti preghiere chi salgono al suo Cuore. Pochi istanti! Invisibili e presenti, le Camelitane, supplicano Dio di aver pietà della Francia di san Luigi, di Margherita Maria, del Curato d’Ars, di Bernardette e di santa Teresa di Lisieux, e in questo terzo centenario del voto di Luigi XIII e della consacrazione del più bel regno del mondo alla Vergine Maria, di non abbandonare la terra dove s’invoca Nostra Signora delle Vittorie, di Lourdes, dei Miracoli, di Pontmain, de la Salette, sua patrona amatissima e sua celeste Regina.

Se è vero, come ha scritto un filosofo, che “ci sono nazioni che sono condannate letteralmente a morte come persone accusate di una colpa”, la Francia, consacrata a Maria non può perire. Se «la punizione riservata ai francesi è al di fuori di ogni regola», Joseph de Maistre osserva ugualmente che «anche la protezione data alla Francia è stata così». Come non tremare alla vista di tutti i crimini che si commettono in Francia fin dentro queste scuole dove uomini e donne uccidono, avvelenando, le anime dei piccoli, così cari al divino Maestro? Ma come non essere rassicurati al pensiero dell’opera della Divina Misericordia che ha suscitato Giovanna d’Arco? «Ho compassione di questa folla». Nei luoghi stessi dove Dio parlò per mezzo del suo Arcangelo Michele, un intervento provvidenziale ha ordinato la fondazione di un Carmelo di Riparazione Francese. E se non si può sapere dopo quelle prove che cosa sarà, ahime! Come meritiamo, non come a Dio sembrerà darci una salvezza, ci è permesso di avere la convinzione profonda che ci sarà donata per la santa mediazione delle figlie di santa Teresa che la sua Provvidenza ha riunito a Roma, a Torpignattara.

Io mi associavo indegnamente alle ardenti preghiere delle religiose che pregano dietro le grate della cappella, quando discretamente un colpetto mi ha avvertito che era tempo di recarsi in parlatorio. La mi fu permesso di sentire veramente un angelo. Le voci che si elevano per pregare unicamente Dio diventano veramente celesti. Esse perdono tutto ciò che hanno di materiale nel loro suono che esce dalla bocca degli umani, per prendere una dolcezza si grande, una tale soavità che si crederebbe di sentire direttamente le anime spirituali. E quale altezza di pensiero! Che fede, che umiltà e che amore divino. E come mi hanno parlato della Francia!

Faccio tesoro nel mio cuore di tutto ciò che mi hanno confidato. Ma come non aiutare a rilanciare l’appello che è stato lanciato dal Vescovo di Saint-Dié tramite il suo vicario generale il canonico monsignor Cousot, che si è indirizzato ai cattolici di Francia domandando si aiutare ad ingrandire il Carmelo di Riparazione Francese? «Tutti i Carmeli hanno come scopo quello di riparare i peccati del mondo, scriveva mons. Marmottin, vescovo di Domremy e Saint-Dié nella festa dell’Annunciazione di Maria; quello di Torpignattara si consacra specialmente alla preghiera di riparazione per la Francia». «È nostro Signore - così sembra proprio - che gli ha donato questa missione. La missione di pregare sulla terra santa di Roma, fecondata dal sangue degli Apostoli e da migliaia di altri martiri, di presentare ogni giorno al padre la Vittima immolata, di immolarsi con Cristo, di offrire tutto per la Francia, di riparare, di lodare, di adorare, di supplicare e di amare per essa». «I monasteri e i conventi - diceva don Besse - sono i parafulmini del mondo».

Per un favore speciale di Cristo che ama i francesi noi abbiamo proprio a Roma, ai piedi della Cattedra di San Pietro, per la nostra patria delle mediatrici molto potenti presso il Cuore del Divin Maestro. Chi tra i cattolici di Francia vorrà eludere il dovere di aiutare in questo momento in cui la patria, piena di angoscia, ha tanto bisogno delle loro pressanti preghiere? È per la Francia!

Jean Rime.

 

Come si può ben vedere vi erano grandi progetti di espansione per questo Carmelo che intorno agli anni quaranta del ventesimo secolo ospitava ben dodici monache, sia italiane sia francesi. Purtroppo gli eventi degli anni seguenti e le ristrettezze cui andavano incontro le religiose non permisero se non fare piccoli interventi alla struttura. Dieci anni dopo, inoltre, le monache ritornarono in Francia come vedremo più avanti.

 

Suor Maria Nazarena al Monastero

 

Nel monastero della Riparazione di Torpignattara ha vissuto per qualche anno anche una figura religiosa molto particolare e conosciuta nella Chiesa di Roma. Stiamo parlando di suor Maria Nazarena, ossia Julia Crotta nata a Glastonbury, nel Connecticut, il 15 ottobre             1907 figlia di immigrati piacentini italiani e morta a Roma il 7 febbraio del 1990. Dal 1945 ella visse come monaca camaldolese, rinchiusa in una cella del monastero romano di Sant’Antonio Abate.

Di lei sappiamo che ha avuto un’infanzia e un’adolescenza felice, tra sport e studio, arrivando perfino a laurearsi. Una giovane sana di corpo e brillante di testa che a 27 anni, nel 1934 sentì una chiamata speciale che la porta presso al Carmelo di Newport vicino New York. Purtroppo vi rimane solo due dal 1935 al 1937. Uscita di la, decise di venire in Italia e, più precisamente, a Roma il 9 dicembre del 1937 grazi ad una lettera di raccomandazione scritta dal suo amico padre Thomas Brady per il suo confratello, gesuita e professore al Collegio dei Gesuiti, padre Edouard Coffy. Qui entra in contatto con il nostro Carmelo di Via Cori e nel 1939 a far parte della Comunità. Di questa esperienza si sa che suor Nazarena passa cinque anni durissimi, anche se i motivi sono per di più sconosciuti. Forse perché la vita era molto dura, forse perché non si sentiva realizzata. Fatto sta che questi disagi minano seriamente la sua salute. Ella stessa dirà in seguito: «Ero uno scheletro ambulante». Uscita dal monastero nel 1944, pian piano si riprende, ma non ha abbandonato il suo desiderio di ritirarsi in solitudine, così, nel 1945 entra nel monastero camaldolese sull’Aventino dove resterà fino alla fine. Nel 1947 professa i voti perpetui e assume il nome di suor Maria Nazarena. Nel 1959 ottiene una piccola cella – 5 metri per 3 -  con un’ancor più piccola terrazza «per respirarvi aria» – appositamente sistemata secondo i suoi intenti.

Ritornando a noi, sappiamo che in un primo tempo suor Nazarena fu indirizzata ad un monastero camaldolese, quello di san Giovanni in Persiceto o quello dell’Aventino, tuttavia, per la sua esperienza carmelitana gli fu proposto di ritentare il cammino carmelitano, per cui, grazie ad un padre Cappuccino venne messa in contatto con il Monastero di Torpignattara. Fa il suo ingresso il 4 febbraio 1939. Così ricorda:

 

Io non sapevo cosa mi aspettava. Lo Spirito Santo mi aveva preparato fuoco ardente, dove avrei dovuto rimanere per cinque anni senza un raggio di luce, una consolazione, un appoggio umano o divino, completamente abbandonata a me stessa, sballottata da molteplici tentazioni, grandi sofferenze fisiche e spirituali ... Ancora oggi, prova tanta angoscia.

 

La biografa della nostra suora ci dice che la vita in questo Carmelo era particolarmente difficile e, senza dubbio, ciò era dovuto all’autoritarismo della priora, donna di valore, certamente, ma fatta piuttosto per condurre una colonna di blindati che un pugno di monache totalmente distrutte dal suo governo. D’altra parte, qui la madre-padrona era completamente sopraffatta dalla statura umana e spirituale di Julia. A tutto questo si aggiungeva un’austerità di vita che nulla aveva a che fare con l’equilibrio della regola di Santa Teresa e delle pratiche di altre epoche al fine di riparare gli orrori del nazismo trionfante e della seconda guerra mondiale. Anche per questi motivi il Carmelo cesserà di vivere.

In questo contesto Julia veste l’abito carmelitano il 21 novembre 1939 e fa anche la professione temporanea, ma la vita del monastero è così dura che le rovina la salute fino a farla diventare, sono sue parole, «uno scheletro vivente». Alla fine il 6 luglio del 1944 lascia la vita religiosa per poi intraprendere quella vocazione eremitica che vivrà fino alla morte. Di questo periodo ella ricorda, in positivo, gli insegnamenti ricevuti da Padre Gabriele di Santa Maria Maddalena, un religioso molto dotto e santo, che comprese i disagi della suora e l’aiutò ad andare avanti, nonostante le aridità e i dubbi[2].

 

L’epilogo

 

Quando hanno lasciato il Monastero di Via Cori e che fine hanno fatto le Monache? Sappiamo che non si sono disperse subito, giacché un monastero di monache è inteso, giuridicamente, come una sola entità per cui esso si è trasferito altrove rimanendo Carmelo di Riparazione.

Così veniamo a sapere che il monastero, come tale, si è spostato a Saint-Paul-lé-Dax nel sud ovest della Francia all’interno della regione di Aquitania. Le suore, cinque italiane e sei francesi, presero dimora in un castello di Anguiaou che era stato acquistato da una donna ricchissima, americana, e che abitava a Washington, tale Justine Ward. Altre persone benestanti del posto provvidero al necessario per le suore. Dunque, qui fu eretto il Carmelo Pio XII, ex di Riparazione Francese di Torpignattara. Purtroppo le cronache, scritte da un certo Alfred Bretter, storico della diocesi di Dax, sono impietose e ci parlano di una vita conventuale piena di stenti. Le monache erano malnutrite e la vita comunitaria deplorevole - quasi da campo di concentramento - come la descrisse fra Luigi di Santa Teresa nominato visitatore del Carmelo (ossia incaricato dal vescovo per verificare lo stato del monastero).

Della madre superiora, Madre Maria Angela di Gesù si dice che non fu priora per molto e aveva uno strano modo di dedicarsi alla sua consacrazione. Girava per gli hotel accompagnata da un uomo ed era in abiti civili, facendosi passare per sua zia e nascondendo il suo stato religioso.

Così avvenne che il 9 luglio 1951, mons. Mathieu, vescovo di Dax, accompagnò il visitatore per chiudere il Carmelo. La madre superiora lasciò l’ordine e si rifugiò da sua zia a Valenza[3].  

 

 

Le suore di San Paolo di Chartres

 

Sebbene stiamo tracciando la storia della parrocchia che è sorta in Via Cori 4, non possiamo però omettere altre presenze che hanno avuto un ruolo centrale nell’evangelizzazione e nella pastorale del territorio, anche perché le monache Carmelitane, dedicandosi alla via contemplativa, non potevano provvedere all’assistenza religiosa degli abitanti del luogo, eccettuata la celebrazione della Santa Messa. Ecco allora che pochi anni dopo l’arrivo delle Carmelitane, come vicine di case, sono giunte anche le Suore di San Paolo di Chartres.

È questa una Congregazione di vita apostolica che è stata fondata nel 1696, a Levesville, nella diocesi di Chartres in Francia, da don Louis Chauvet (1664-1710), parroco del luogo. Nel 1708, egli affida la giovane famiglia religiosa al suo Vescovo, quasi presentisse prossima la sua dipartita da questo mondo (morì nel 1710 a soli 47 anni) e così, la prima comunità venne affidata alla direzione di Marie-Anne de Tilly: il titolo dell'istituto, detto in origine delle "figlie della scuola", voleva sottolineare il fatto che l'apostolato delle suore era rivolto all'istruzione della gioventù povera (il termine filles, in francese, designava le donne del popolo; le religiose dedite all'educazione delle fanciulle delle classi agiate erano dette dames). Don Lousi, spinto dallo Spirito, riunì in comunità le prime quattro ragazze per alleviare la miseria spirituale, morale e materiale, dei suoi parrocchiani.

Nel 1708 il vescovo di Chartres, Paul Godet des Marais, fece insediare le suore nella sua città episcopale e diede loro il nome di "Figlie di San Paolo": nel 1727, su richiesta del conte de Maurepas, ministro della Marina, le suore si aprirono all'opera missionaria e raggiunsero la Guyana e le Antille, dove si dedicarono all'assistenza ai deportati e agli esuli. Con la Rivoluzione francese le religiose vennero disperse e le case in patria soppresse. Passata la tempesta, tornò la calma e l'operosità. La superiora generale, Marie Josseaume, nel 1794, dopo essere stata rimessa in libertà (era in prigione), fu chiamata a riorganizzare la sua famiglia religiosa per collaborare alla ricostruzione del paese mediante l'educazione, l'istruzione, la cura dei malati e dei più deboli. Guidate dalle parole di Gesù fin dalle origini, le Suore partono verso nuove missioni: Martinica, Guadalupe. Poi nel 1848 entrano nella Cina e di lì nel Sud-Est asiatico; poi più tardi partono in Africa e in America del Nord e del Sud. Le suore hanno ricevuto il pontificio decreto di lode nel 1861 e le loro costituzioni sono state approvate definitivamente dalla Santa Sede nel 1949.

Come ogni Congregazione religiosa era importante per le Suore di San Paolo avere una casa vicino alla Santa Sede che facilitasse le relazioni specialmente con la Congregazione curiale che si prende cura dei consacrati. Così, il 25 aprile 1930 il Vicariato di Roma dava il permesso di aprire una casa nella città in via Pietro Tacchini. Era questa una casa provvisoria che doveva ospitare le suore che si apprestavano ad apprendere la lingua italiana. Poco dopo, il 17 maggio 1930 il Vicariato di Roma dava il permesso di aprire una casa in via Labico 43. Qui le suore avrebbero potuto vivere in pieno il loro carisma. Come mai scelsero questo luogo, a noi non è dato saperlo con certezza, tuttavia possiamo ipotizzare che il Vicariato pensasse alla grande indigenza delle famiglie di questa borgata per cui provvide a mettere un presidio religioso che si occupasse anche di una minima assistenza, a cominciare da quella sanitaria.

Così le Suore di San Paolo comprarono l’altra proprietà della signora Martelli, che era stata divisa nella vendita della villa al Carmelo. Questa proprietà manteneva l’ingresso su via Labico, mentre quello del Carmelo, ormai separato da un muro, dovette provvedere a fare un ingresso sulla strada privata Parca, poi via Cori.

Le suore di san Paolo presero possesso, per mano di suor Marietta Le Dieu (Fieu Julienne Rose), di due case che si affacciavano sulla strada composte da un pianterreno e un primo piano, con due ingressi, uno che dava all’esterno, sulla pubblica via, e un altro all’interno. Vi era poi un'altra casa più spaziosa e adatta ad ospitare una Comunità religiosa e una specie di magazzino adibito a lavanderia che aveva accesso al viottolo del Carmelo che si instradava su via Cori. La signora Martelli vendette tutto, immobili e terreno, a suor Marietta il 10 giugno 1936 che in seguito provvide a trasferire la proprietà alla Congregazione. La compera degli immobili fu, all’epoca, di lire 252.750.

In quegli anni il territorio dei “Villini” era sotto la cura pastorale della Parrocchia dei santi Marcellino e Pietro sulla Via Casilina e il parroco del tempo pensò bene di approfittare della presenza delle suore per aprire una “rettoria”, una chiesa dipendente dalla parrocchia, dove poter officiare celebrazioni aperte ai tenti residenti. Fu così che il 6 dicembre 1932 il Cardinal Vicario, Marchetti Selvaggiani, diede il permesso di celebrare l’Eucaristia domenicale, le catechesi e, poco dopo, anche alcuni sacramenti dell’iniziazione cristiana ossia le Comunioni e le Cresime. Per cui, molto spesso, si vide la presenza anche di cardinali, soprattutto francesi, come Tisserant e Leger. Alla celebrazione della Messa domenicale provvide lo zelo di mons. Victor Robin che all’epoca era economo del Collegio Canadese a Roma dove studiavano i sacerdoti per laurearsi in teologia. Così egli coinvolse diversi preti di lingua francese che si alternarono a quelli del Collegio Germanico. Qui ricordiamo don Ludovico Ferino, don Domenico Chembri, don Stefano Bentia Romeno che rimase fino all’arrivo dei Monfortani.

Quindi, prima che ci fosse la Parrocchia, la vita pastorale, e non solo, gravitava attorno al convento delle Suore di San Paolo e nel luogo dove la domenica veniva celebrata la Messa, durante la settimana, grazie ad appositi pareti mobili divisoriia, si teneva la scuola per i più piccoli o i corsi di catechesi. Dal 1930 al 1940 le superiori del convento furono suor Marietta Le Dieu, suor Louise de St. Paul La Croix e Sr St. Liguori Coué. Purtroppo, nel 1940 le suore francesi dovettero ritornare in patria e rimasero solo suor Maria Emilia Giantomassi, suor Saveria Petrantoni e suor Adel Adam, di nazionalità svizzera che sostituì suor Henri all’ambulatorio che era stato aperto al pian terreno della casa vicino via Labico per assistere le famiglie indigenti.

Infatti, all’epoca, la borgata dei Villini era molto popolata, soprattutto da famiglie numerosi, ma indigenti. Per tale ragione si pensò di aprire ben presto un ambulatorio molto apprezzato dalla gente che era conquistato dalla dolcezza e amabilità delle suore. In particolari, molti ricordano una delle prime suore infermiere, suor Henri, che si prendeva cura come una madre e quando vedeva qualcuno che non stava bene lo invitava subito all’infermeria.

L’assistenza alle fasce più deboli non si fermò al solo ambulatorio, ma si estese sempre più per cui nel 1951 le suore accolsero le orfane dell’ENAOLI ossia l’Ente Nazionale per Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani. Fu in questo periodo che fece visita al convento Emilio Giaccone che fu commissario dell’ENAOLI e di cui ora è in corso la causa di beatificazione. La sua bontà e tenerezza verso gli orfani era tale che molti lo ricordano come “papà Giaccone”.

Così, l’opera assistenziale delle suore proseguì negli anni, affiancate da altre organizzazioni benefiche, come l’Ordine di Malta, e sostenute da donazioni e offerte di gente povera e ricca. Nel 1962 finì l’accoglienza degli orfani ENAOLI, ma le suore continuarono a tenere la scuola che nel frattempo era stata aperta anche agli esterni. Si trattava di una scuola materna ed elementare, ma anche, nel 1965 una scuola professionale, dopo che i locali furono affittati al Comune. Negli anni a seguire, a causa dello spopolamento del quartiere le Suore hanno chiuso le scuole, dando, occasionalmente ospitalità a famiglie che non avevano casa e solo recentemente hanno aperto un collegio per studentesse universitarie.

 

 

Le Suore di Madre Cabrini

 

Segnaliamo, infine, la presenza di un altro istituto religioso, quello dell’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, meglio conosciute come le suore di Madre Cabrini, le quali, prima di trasferirsi in Via Anagni, avevano il loro convento all’incrocio tra Via Formia e Via Cori. Anch’esse si dedicarono all’assistenza e all’educazione delle famiglie povere del quartiere.

 

 

[1] Lettera di Mons. Marmottin. Con questa nota, che riassumiamo, S, Ecc. Mons Marmottin, Vescovo di Saint Die, ha pubblicato la seguente lettera: «Abbiamo a che fare con un storia meravigliosa, che è quella dell’erezione provvidenziale, miracolosa, del Carmelo di Riparazione francese a Roma. Tutti i Carmeli mirano a una vita di ripararazione per i peccati del mondo: quello di Torpignattara si consacra specialmente alla riparazione per la Francia. È nostro Signore, a quanto pare, che gli ha affidato questa missione. L’articolo non poteva dire tutto: chi aveva il diritto di svelare il segreto del Gran Re? Ma i suoi lettori indovineranno ciò che nasconde penseranno subito che c’è stato, nella costituzione del monastero e nei suoi primi sviluppi, un intervento soprannaturale: Gesù Cristo stesso sembra aver ben manifestato la sua volontà. Non è forse Roma garante di questa volontà? Gli incoraggiamenti, le parole così chiare, quelle che potremmo chiamare quasi “consegne” dei papi Benedetto XV e Pio XI, l’estrema benevolenza di sua Eminenza il cardinal Pacelli di qualche altro prelato romano, non hanno forse rimarcato l’alto carattere provvidenziale dell’opera? Chi conosce in dettaglio tutta la storia non ha alcun dubbio. I cattolici francesi saranno ben lieti di sapere che a Roma, inviate da Dio, conosciute e benedette dal Sommo Pontefice, alcune Carmelitane francesi, austere e pie in tutto, consacrano la loro vita a pregare e a riparare per la Francia. Ritengono che la nostra patria, sofferente e angosciata, ha bisogno, più ancora dei soccorsi materiali e delle alleanze terrene, dell’aiuto di Dio onnipotente. E vorranno assicurarsi la permanenza e procurare l’estensione di questa necessaria intercessione. Le dodici religiose, alle strette nel loro piccolo Carmelo, non possono ricevere nuove vocazioni di cui hanno bisogno. È difficile immaginare le condizioni di vita in cui hanno vissuto per più di undici anni. Esse dovevano costruire e ampliare: confidando nella Provvidenza e pressate da Roma, hanno costruito. Il vostro lavoro, gli è stato detto, laggiù, una voce autorizzata, la vostra opera è «urgente e opportuna». Li non ci sono solo Carmelitane, ma delle Riparatrici. Ditelo in Francia; fatelo sapere a tutti i vescovi francesi. È questa la missione che noi portiamo avanti a nome delle Carmelitane di Torpignattara, che per noi restano anche un po’ ancora come Carmelitane di Domremy. Come anche ci piace pensare che le fondatrici hanno sentito le voci sulla terra allo stesso modo di San Giovanna d’Arco. E noi siamo ben contenti di questa unione tra Roma e Domremy, tra Roma e soprattutto la Francia, nascostamente realizzata da anime sante che soffrono e che pregano! è sempre partendo da umili mezzi che Dio opera grandi cose! L’autore dell’articolo, nelle ultime righe, così commoventi, fa intravedere i disegni che possono essere perseguiti per mezzo di queste serve pie alle quale tante anime francesi vogliono unirsi. Dal profondo del cuore vorremmo che questo si realizzasse. Osiamo chiedere ai nostri venerati confratelli nell’episcopato di Francia di raccomandare ai loro diocesani il povero Carmelo della periferia romana che non ha risorse economiche e che va incontro a lavori per un milione… per la salvezza della Francia. Saint-Dié, 25 marzo 1938, nella festa dell’Annunciazione. +Luis, vescovo di Saint-Dié. (dal giornale La Croix di martedì 3 maggio 1938).

[2] Matus, Thomas, O.S.B. Cam. (1998). Nazarena, an American Anchoress. Paulist Press; Louis-Albert Lassus O.P., Suor Nazarena reclusa, Edizioni Kolbe, Seriate (Bergamo) 2017.

[3] Saint-Paul-lès-Dax Magazine n° 149, mars 2014, PAROLE AUX ASSOCIATIONS SAINT- PAULOISES.

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