Parrocchia Santa Maria Mediatrice - Roma

I Missionari Scalabriniani

La Congregazione dei Missionari di San Carlo - Scalabriniani  - è una comunità internazionale di religiosi, che, in 30 paesi dei cinque continenti, seguono i migranti di diversa cultura, lingua ed etnia. È’ stata fondata il 28 novembre 1887 dal Beato Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905), vescovo di Piacenza (Italia). Era l'epoca della grande emigrazione dall'Italia e dall'Europa verso le Americhe: un imponente fenomeno di cui Scalabrini seppe cogliere la portata sotto il profilo sia sociale che ecclesiale.

La Congregazione è composta da 710 religiosi dei quali 588 sacerdoti, 11 Fratelli missionari, 104 religiosi studenti e 7 confratelli vescovi (dati del 21.01.2009).

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Beato Giovanni Battista Scalabrini

I missionari scalabriniani a Ginevra reggono le Missioni di lingua italiana, spagnola e portoghese.

Don Dosio, venuto dalla diocesi di Torino, aveva cominciato la sua attività nel 1903.

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Don Dosio – Fondatore della Missione cattolica italiana di Ginevra


Per maggiori informazioni si possono consultare i siti:
www.scalabrini.org
www.scalabrini.net


Il Beato Giovanni Battista Scalabrini

Era il primo giugno del 1905, festa dell’Ascensione, e le campane del duomo di Piacenza non suonarono quel mattino a festa: pochi istanti prima delle sei era spirato il vescovo. La malattia che si portava dietro da tempo, e che per pudore aveva tenuta nascosta, si era aggravata durante la visita, durata quasi sei mesi,  ai suoi missionari e alle comunità italiane del Brasile. Era stata una visita pastorale che aveva suscitato entusiasmi indicibili: intere giornate a cavallo, quarantamila cresime, incontri ad ogni livello. Un suo missionario, testimone di quel viaggio, scriverà che il santo vescovo è da considerarsi “apostolo e martire degli italiani emigrati”.

A Piacenza era arrivato nel febbraio 1876: aveva 36 anni.
Nato a Fino Mornasco (Como), professore e rettore in seminario, poi parroco in città, a suggerire il suo nome a Roma è stato don Bosco, che era venuto a conoscenza e aveva pubblicato le conferenze che Scalabrini aveva tenuto sul Vaticano I sul rapporto fede e scienza.

Impostò subito il suo programma: conoscenza minuziosa della realtà delle parrocchie, che visiterà per cinque volte nei ventinove anni di episcopato, e catechesi, che sarà  un punto qualificante della sua attività pastorale. Darà vita,  già nel primo anno, alla prima rivista catechistica italiana, Il Catechista Cattolico, che avrà poi una diffusione a livello nazionale e chiuderà le pubblicazioni nel 1940; scriverà un testo di catechismo, che un vescovo americano non esiterà a definire “scritto da un genio”. Questo impegno per l’educazione religiosa culminerà nel 1889 con l’organizzazione del primo Congresso Catechistico Nazionale.

Non erano anni tranquilli quelli di fine Ottocento e Scalabrini non si estraniò dal dibattito in corso, in particolare per quanto riguardava la questione romana, schierandosi decisamente per una conciliazione tra Stato e Chiesa, perché non si va contro la storia, perché “pretendere di voler distruggere i grandi fatti contemporanei, i quali non sono che conseguenza dei precedenti, e volerli distruggere o col dolce far nulla, oppure con una sistematica opposizione a priori, è per lo meno assai poco razionale”. Le sue croci più dolorose gli vennero da questa sua posizione.

Ma già durante la prima visita pastorale fece un’altra scoperta, quella che divenne per lui tormento, finché non trovò una soluzione: l’emigrazione. La storia lo ricorda  in particolare per questo e questo è il titolo con cui Giovanni Paolo II lo qualificò il giorno della beatificazione, 9 novembre 1997: “Padre e Patrono dei migranti”.

Divenne così Fondatore di due congregazioni religiose, i Missionari e le Missionarie di San Carlo, e di un’Associazione laicale, la San Raffaele. Al suo carisma si ispirerà un gruppo di giovani donne per dar vita, nel 1964, a un Istituto secolare.

La sua eredità più autentica, quella che fa di lui un profeta del mondo nuovo, è la visione di un’umanità unificata attraverso le migrazioni:“mentre le razze si mescolano, si estendono e si confondono, si va maturando l’unione in Dio di tutti gli uomini”.  E’ la visione più alta di Scalabrini, in relazione alla storia degli uomini e alla vita della Chiesa. E’ una visione grandiosa che ci deve impedire di ripiegarci a contemplare, accontentandoci, i nostri  piccoli orizzonti.

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